Quando sopravvivere emotivamente diventa l’unico modo per andare avanti
Il mito della donna forte nella PMA porta molte persone a sentirsi obbligate a reggere tutto da sole, anche quando il carico emotivo diventa difficile da sostenere.
Nella PMA molte donne sentono di dover essere sempre forti. Lucide, resilienti, positive, performanti.
Come se, oltre al peso delle visite, degli esami, delle attese e dei risultati, dovessero anche dimostrare di stare reggendo bene.
Il mito della donna forte nella PMA porta spesso a credere che mostrare fatica, paura o vulnerabilità sia un segno di debolezza.
Ma la verità è che ci sono momenti in cui non ci si sente forti.
E non perché si stia sbagliando qualcosa.
Semplicemente perché si sta attraversando qualcosa di profondamente complesso.
La Procreazione Medicalmente Assistita non coinvolge soltanto il corpo. Coinvolge l’identità, il desiderio, la coppia, il rapporto con il tempo, con le aspettative e con l’idea che avevamo costruito del nostro futuro.
Eppure, molto spesso, il dolore che accompagna questo percorso rimane invisibile. Non c’è un lutto riconosciuto socialmente.
Non c’è qualcosa che gli altri possano vedere chiaramente.
Ci sono invece attese, tentativi, speranze che si alternano a delusioni, silenzi e domande senza risposta.
Proprio per questo molte donne finiscono per sviluppare una modalità di funzionamento che conosco bene all’interno dei percorsi clinici: il pilota automatico.
Quando la donna forte nella PMA entra in modalità sopravvivenza
A un certo punto non ci si chiede più come si sta. Ci si concentra su cosa bisogna fare.
La prossima visita.
Il prossimo esame.
La terapia da seguire.
Le scadenze da rispettare.
La mente entra in una modalità molto funzionale che permette di andare avanti anche quando emotivamente si sarebbe esauste.
È una strategia di sopravvivenza. E in alcuni momenti può persino essere necessaria.
Il problema nasce quando diventa l’unico modo possibile di stare dentro l’esperienza, si continua a fare senza più riuscire a sentire, ci si convince che fermarsi significhi crollare. Quando la vulnerabilità viene percepita come un rischio invece che come una parte naturale di ciò che si sta vivendo.
Essere sempre forti nella PMA ha un costo emotivo
Viviamo in una cultura che spesso associa la forza alla capacità di resistere, non lamentarsi, andare avanti comunque, essere positive.
Ma esiste una differenza importante tra resilienza e iperadattamento.
La resilienza permette di attraversare una difficoltà restando in contatto con sé stessi.
L’iperadattamento porta invece a scollegarsi dai propri bisogni pur di continuare a funzionare.
Molte donne in PMA diventano incredibilmente brave a fare questo. Continuano a lavorare, a prendersi cura degli altri, a sorridere e partecipare alla vita quotidiana. Mentre dentro stanno combattendo una battaglia che spesso nessuno vede.
Dietro l’immagine della donna forte nella PMA si nasconde spesso un grande lavoro emotivo che rimane invisibile agli altri.
E proprio perché riescono a fare tutto, finiscono per ricevere ancora meno comprensione.
“Ma sembri stare bene.”
“Sei sempre così forte.”
“Ti ammiro per come affronti tutto.”
Frasi che nascono spesso da buone intenzioni ma che rischiano di rinforzare l’idea che mostrarsi fragili non sia possibile.
La solitudine emotiva dietro l’immagine della donna forte
Uno degli aspetti più dolorosi della PMA è il senso di solitudine che molte persone raccontano.
Anche quando si è circondati da affetto.
Anche quando si affronta il percorso in coppia.
Perché ci sono esperienze che diventano difficili da spiegare. Difficile spiegare cosa significa attendere una telefonata che potrebbe cambiare tutto, il peso emotivo di un test negativo dopo mesi o anni di speranze, la sensazione di vedere la propria vita sospesa mentre quella degli altri sembra andare avanti.
Spesso, nel tentativo di proteggersi, si inizia a parlare meno.
A condividere meno.
A chiudersi.
Non perché non si abbia bisogno degli altri.
Ma perché a volte diventa troppo faticoso spiegare un dolore che si ha la sensazione non possa essere compreso davvero.

Come il ruolo della donna forte può influenzare la coppia
Quando si è concentrati sulla sopravvivenza emotiva, spesso anche la relazione cambia.
Le conversazioni diventano organizzazione.
Gli spazi di leggerezza si riducono.
La sessualità può trasformarsi in qualcosa da gestire anziché da vivere.
Alcune persone iniziano persino a sentirsi sole all’interno della coppia pur affrontando lo stesso percorso.
Non perché manchi l’amore.
Ma perché ognuno cerca di sopravvivere come può.
E a volte le strategie di protezione finiscono per creare distanza proprio dove ci sarebbe bisogno di vicinanza.
Vulnerabilità e PMA: l’alternativa al mito della donna forte
Una delle convinzioni più diffuse è che lasciarsi andare alle emozioni significhi perdere il controllo.
In realtà accade spesso il contrario.
Le emozioni che non trovano spazio tendono a restare dentro.
Si trasformano in tensione, stanchezza, chiusura, senso di isolamento.
Permettersi di sentire non significa smettere di andare avanti.
Significa riconoscere che si è esseri umani prima ancora che pazienti, forti e vulnerabili nello stesso momento. Permettersi di sentire significa che si può continuare a sperare senza negare la fatica e che avere bisogno di sostegno senza che questo rappresrnti una debolezza.
Se il mito della donna forte nella PMA parla anche di te
Se stai affrontando la PMA e senti di essere entrata in modalità sopravvivenza, vorrei dirti una cosa importante: non tutto ciò che stai vivendo deve essere gestito da sola. Non devi dimostrare di stare bene per meritare comprensione, nè essere forte ogni giorno.
A volte la vera forza non consiste nel continuare a resistere.
Consiste nel concedersi di sentire quello che c’è.
Anche quando è doloroso.
Anche quando è difficile.
Perché proteggere il proprio mondo emotivo durante la PMA non è qualcosa di secondario.
È parte del percorso.
Ed è parte della cura. 🤍
A volte il passo più importante è concedersi uno spazio in cui poter essere semplicemente sé stesse, con tutta la fatica, la paura e la speranza che questo percorso porta con sé.
Uscire dal ruolo della donna forte nella PMA non significa arrendersi. Significa riconoscere che la vulnerabilità può convivere con il coraggio.
Se stai attraversando la PMA e senti il bisogno di uno spazio in cui poter lasciare andare la corazza, sono qui.

