diamoci il permesso di fallire

Diamoci il permesso di fallire

Viviamo in una società che celebra il successo e stigmatizza l’errore. Sin da piccoli ci viene insegnato che sbagliare è qualcosa da evitare a tutti i costi, un segno di debolezza o incompetenza. Ma cosa accadrebbe se invece ci concedessimo il permesso di fallire? Se accettassimo che il fallimento non è la fine del percorso, ma una tappa inevitabile, utile e importante della crescita personale?

Il fallimento come esperienza di apprendimento

I bambini per imparare a camminare imparano prima a cadere. Come mai noi adulti le cadute non solo non le contempliamo ma non riusciamo nemmeno ad apprezzarne il valore? Il valore della caduta, del fallire, sta nella rilettura del fallimento come tentativo fallito.

Se un tentativo fallisce dovremo correggere il tiro, trovare un altro modo o semplicemente tentare di nuovo, non tutto riesce al primo colpo! Fallimento quindi non necessariamente è il contrario di successo, ma piuttosto parte del processo che ti porta ad avere successo in una data cosa.

Ogni errore porta con sé un’opportunità di apprendimento, una lezione preziosa che ci permette di affinare le nostre capacità, di migliorare la nostra resilienza e di sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta incontro spesso persone che vivono il fallimento con vergogna e frustrazione, come se ogni insuccesso fosse una conferma della loro inadeguatezza, come se ogni caduta fosse lapidaria e generalizzata: dal non sto riuscendo al non riuscirò mai

diamoci il permesso di fallire come esperienza di apprendimento personale

Circoscrivere il fallimento

Se generalizziamo il non sono riuscito o non sto riuscendo ci facciamo del male da soli, aumentando il peso del mancato successo in una determinata situazione.

E se cambiassimo prospettiva? Aggiungendo una semplice parola, possiamo trasformare il significato del nostro pensiero:

  • In questa specifica cosa: aiuta a circoscrivere l’insuccesso, evitando di estenderlo a tutto il nostro valore personale.
  • Non sono ancora riuscito: dà spazio alla possibilità di riuscirci in futuro.
  • Per ora non sto riuscendo: sottolinea che si tratta di una condizione temporanea.

Rivedere il modo in cui ci raccontiamo il fallimento può fare la differenza tra sentirsi bloccati o trovare la motivazione per riprovare. Il fallimento viene spesso generalizzato ma tendenzialmente si tratta di qualcosa di circoscrivibile, che riguarda cioè un preciso momento e uno specifico campo. Non tutto e non noi.

Dimenticandocene non solo rischiamo di confondere, ora in questo per un mai in nulla, ma anche di fare dell’esperienza di fallimento la conferma del nostro essere falliti. Che succede se ci sentiamo falliti e pensiamo di essere intesi come tali?

La paura del giudizio e il blocco dell’azione

Se ci sentiamo falliti e crediamo che gli altri ci reputino tali, rischiamo di immobilizzarci. La paura di fallire e di essere giudicati negativamente può impedirci di provare ancora, portandoci a evitare nuove sfide e opportunità di crescita.

La paura del giudizio degli altri è uno degli ostacoli più grandi che impediscono di accettare il fallimento. Temiamo di essere criticati, di non essere all’altezza delle aspettative, di deludere chi ci circonda. Questo timore spesso ci porta a evitare le sfide, a rimanere nella nostra zona di comfort, a rinunciare ai nostri sogni prima ancora di provarci o a metterli da parte dopo una delusione.

Ma se provassimo a cambiare prospettiva? Se vedessimo il fallimento non come un verdetto definitivo, ma come un’opportunità di crescita. Ogni persona di successo ha alle spalle una lunga serie di insuccessi: artisti, imprenditori, scienziati hanno tutti affrontato battute d’arresto prima di raggiungere i loro obiettivi. Come mai tu non te lo permetti?

Come imparare a concedersi il permesso di fallire

Come imparare a concedersi il permesso di fallire

Come se hai letto fin qui avrai intuito il mio è al contempo un invito a non demonizzare il fallimento e impararne a farne tesoro, ad apprezzarlo, metterlo in conto.

Per arrivare a questo obiettivo è importante:

  • Riconoscere il valore dell’errore: ogni fallimento porta con sè un insegnamento. Invece di giudicare quel che non ha funzionato o limitarci a constatare che non è andata, chiediamoci come mai. Analizziamo il fallimento con la curiosità di chi vuole comprenderlo e andare oltre più che fermarsi ad esso.
  • Rimettersi in gioco gradatamente: se siamo riusciti ad analizzare la caduta possiamo sfruttare quello che abbiamo capito per provare a rimetterci in piedi. Consiglio sempre la gradualità perché il riprovare sia correttivo e incentivante a continuare, non vogliamo lasciar spazio a ulteriori tentazioni di arresto.
  • Elogiare l’imperfezione: la ricerca di perfezione e infallibilità è ostacolo a qualsiasi processo di crescita. Accade di non riuscire, accade di non sapere, accade di non saper fare. Aggiungo: è importante non riuscire, è importante non sapere, è importante non saper fare. Importante per cosa? Per mantenerci umani, lucidi, per arrivare a fare bene.
  • Coltivare la gentilezza: accusarci, deriderci, aggredirci non incentiva di certo a riprovare. Semmai blocca, svilisce, demotiva. Impariamo a parlarci con gentilezza, come faremmo con il più caro affetto che sta attraversando un momento difficile.
  • Ridefinire il successo: non è solo il raggiungimento di un obiettivo, ma anche il processo e l’apprendimento che ne derivano, è il cambiamento che abbiamo costruito in noi e nel mondo che abbiamo attorno nel mentre che provavamo.

Un nuovo approccio alla crescita

Imparare a fallire ci rende più forti, più autentici e più liberi. Ci permette di sperimentare, di osare, di uscire dagli schemi rigidi che spesso ci imprigionano. Il fallimento non è un marchio d’infamia, ma una medaglia al valore che ci ricorda che ci abbiamo provato, che abbiamo avuto il coraggio di metterci in gioco. Concediamoci il permesso di fallire, perché solo così possiamo davvero crescere e trasformarci.

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