La vulvodinia è un dolore vulvare cronico, idiopatico (non correlato ad una causa specifica, si parla di allodinia in zona vulvare) che persiste da almeno 3 mesi. L’assenza di una causa specifica permette di fare diagnosi differenziale (ossia di distinguere) tra vulvodinia e altro tipo di dolore vulvare, associato a causa specifica. Vulvodinia e rapporti sessuali implicano attenzione e ascolto di sé. Ma vediamo passo passo come riconoscerla e cosa fare… Continua a leggere!
Se si individua una causa specifica è vulvodinia? No: perché si tratti di vulvodinia il dolore vulvare deve essere idiopatico (non correlato ad una causa specifica).
Vulvodinia e rapporti: quali sono i sintomi della vulvodinia?
Il sintomo principale della vulvodinia è il dolore vulvare.
Ti immagino come in classe, sul punto di alzare la mano ma immobile per paura di fare una domanda stupida. Ti tolgo dall’imbarazzo: che cos’è la vulva?
La parte esterna degli organi genitali femminili.
Pazzesco vero? Tutti parlano di vagina, spesso anche quando si riferiscono alla vulva. Vulva esterno, vagina interno. Dentro, fuori. Fin qui tutto chiaro.
Come può essere questo dolore? Che tipi di vulvodinia esistono?
- Sulla base delle circostanze in cui si avverte dolore: spontanea, provocata o mista
Questa distinzione suggerisce che il dolore può manifestarsi solo in relazione ad uno specifico stimolo (es. petting, penetrazione) e/o anche in altre circostanze, che non prevedano una diretta correlazione stimolo-risposta (misto/spontaneo).
- In base a dove si avverte dolore: localizzata o diffusa
Il dolore può essere localizzato, avvertito in un punto specifico o diffuso (non associabile a un punto specifico).
Sono esempi di zone specifiche coinvolte clitoride e vestibolo. Nel primo caso si parla di clitoridinia, nel secondo di vestibolodinia.
- In base all’epoca di insorgenza: primaria o secondaria.
Un disturbo si dice primario se presente da che si ha memoria (“da sempre”), secondario se è subentrato a un certo punto della vita della persona.
- In base alle caratteristiche di manifestazione temporale: intermittente, persistente, costante, immediata o ritardata.
Che confusione?! Complesso quanto la versione di greco all’esame di stato. Tra traduzioni maccheroniche e fluenti passa la competenza. Ti verrà da chiederti chi parli di vulvodinia in modo fluente e a chi puoi rivolgerti per l’inquadramento diagnostico. Scopriamolo insieme.
La diagnosi di vulvodinia: come funziona?
La diagnosi di vulvodinia è di competenza del medico ginecologo che con un cotton fioc (link swab test) tocca la vulva in punti specifici. Se il tocco leggero viene percepito come doloroso potrebbe trattarsi di vulvodinia. Ad accertarlo, escluse cause identificabili, è il medico specialista che indicherà anche l’approccio di cura da seguire.

La psicosessuologa può fare diagnosi di vulvodinia? NO! La psicologa che abbia un sospetto di vulvodinia o comunque una paziente con dolore vulvare la invierà al ginecologo per il corretto inquadramento diagnostico e dialogherà con lo specialista di modo che il percorso di cura sia cogestito e ciascuno faccia al meglio il pezzo di sua competenza.
Dicesi gioco di squadra!
Ma qual è questo percorso di cura? Non si spoilero il finale ma ti anticipo una parola chiave: multidisciplinarietà.
Come si cura la vulvodinia?
Se per crescere un bambino ci vuole un villaggio, per la vulvodinia e rapporti… pure!
L’approccio di elezione al disturbo è infatti multidisciplinare.
Ti faccio qualche esempio di figure coinvolte:
- ginecologo: è il case manager, lo specialista che stabilisce che terapie intraprendere e si occupa della parte farmacologica (ad es. infiltrazioni locali per il trattamento del dolore);
- fisioterapista: è la figura che si occupa della parte riabilitativa;
- psicoterapeuta/sessuologo: è la persona con cui puoi fare quattro chiacchiere, anche se a volte basta parlarne con un amico, a patto che sia “un po’ psicologo”.
SCHERZO! Ma solo sull’ultimo punto. Vediamo insieme cosa fa lo psicoterapeuta e sessuologo in caso di vulvodinia, come concorre alla cura di questo disturbo.
Qual è il ruolo dello psicoterapeuta sessuologo nella cura della vulvodinia e rapporti?
Il sessuologo psicoterapeuta può lavorare sulla vulvodinia da più punti di vista
1 Impatto emotivo del disturbo sulla vita della persona
Soffrire di un dolore cronico può avere un forte impatto emotivo sulla vita di una persona. Come vi sentireste se aveste un dolore, peregrinaste per sapere di cosa si tratta ma faticaste a ricevere una risposta?
Questo è quello che accade a molte donne che soffrono di vulvodinia. Difficile arrivare alla diagnosi, difficile trovare a chi rivolgersi per il percorso di cura.
2 Accompagnamento alla sessualità penetrativa
Nella questione vulvodinia e rapporti, il rapporto penetrativo non è impossibile, ma spesso evitato per timore di sperimentare dolore, a prescindere dal fatto che ci sia stato o meno un miglioramento sul piano organico.
Avete presente cosa succede se avete paura degli aghi e state per fare un prelievo? Vi sentirete come se aveste già l’ago sulla pelle e siete certe che non vi troveranno la vena.
Non è detto una paziente migliorata sul piano organico si sia riappropriata anche della propria vita sessuale. Lo psicosessuologo accompagna in questo percorso di superamento dell’evitamento della sessualità e di paure/ansie correlate
3 Supportare non solo la donna ma anche la coppia
Chi soffre di vulvodinia può provare tutta una serie di emozioni negative (es. rabbia, tristezza, paura) che possono avere delle ricadute non solo sul singolo, ma anche sulla coppia.
Il ruolo del sessuologo e psicoterapeuta è in questo frangente quello di aiutare la donna a mettere a fuoco e verbalizzare le proprie emozioni, arrivando a saperle condividere con il partner all’interno di una comunicazione non conflittuale.
Il partner può essere prezioso alleato nella gestione del sintomo e nell’accompagnamento alla conquista/riconquista del benessere sessuale.
Per occuparsi di vulvodinia non basta essere psicoterapeuta
Abbiamo parlato di cos’è la vulvodinia e ripercorso come si inquadra dal punto di vista diagnostico. Facendo un piccolo riassunto ci siamo detti che si tratta di un disturbo da dolore, il dolore è vulvare (esterno) e non ascrivibile a causa specifica. La diagnosi viene fatta sul lettino del ginecologo.
Tutto chiaro rispetto al percorso di cura? È il ginecologo a strutturarlo e oltre al suo diretto intervento può prevedere la collaborazione con una serie di figure, ad esempio specialisti che si occupano di una parte riabilitativa e del benessere psicosessuologico della persona.
Per occuparsi di vulvodinia non basta essere psicoterapeuta. Occorre avere una formazione specifica in ambito sessuologico (come AISPA).
L’uso combinato di conoscenze terapeutiche e sessuologiche permetterà di approcciare il disturbo in modo integrato e completo, in equipe.
Se soffri di vulvodinia e stai cercando a chi rivolgerti per la parte psicosessuologica scopri cosa posso fare per te!
