Tuo figlia o tuo figlio, soffre di un disturbo del comportamento alimentare e tu non sai da che parte girarti. Come l’aiuto? Non la/lo riconosco! Cosa dico? Ti sarai posto centinaia di volte queste domande, chissà quante volte hai pensato frasi del genere. Il Disturbo del comportamento alimentare finisce col riguardare tutti i membri della famiglia, non solo chi ne soffre. Da professionista e Psicologa esperta nei DCA, ho accompagnato tante famiglie in questo percorso e so quanto possa essere provante e faticoso.
Se ti sembra la terra ti si apra sotto i piedi e tu ci precipiti dentro, se hai la sensazione di non avere scampo, sono qui per tenderti una mano e darti quelle indicazioni che stavi cercando, continua a leggere per capire cosa puoi fare.
I genitori non vanno esclusi: devono poter partecipare al processo di cura
Avere un figlio che soffre di un disturbo del comportamento alimentare non è semplice. Le famiglie vengono spesso escluse dal processo di cura o non sanno come parteciparvi.
Mi capita riferiscano senso di smarrimento, impotenza, e non sappiano come muoversi di fronte al comportamento dei figli malati.
La prima cosa che è importante chiarire è che i genitori possono partecipare al processo di cura dei figli e che anzi, il loro coinvolgimento impatta fortemente sulla possibilità di sconfiggere la malattia: è solo con il coinvolgimento dei genitori che si può insegnare loro come disinnescare quelle risposte e reazioni ai sintomi che possono giocare un ruolo nel loro mantenimento.
Linee guida per i genitori di chi soffre di Disturbo del comportamento alimentare: 7 consigli!
Bene, che avere un figlio che soffre di un DCA (Disturbo del comportamento alimentare) non sia semplice ce lo siamo detti, e ora che si fa? Tracciamo insieme le linee guida che cambieranno il tuo modo di approcciarti a tuo figlio/a e alla sua malattia.
1 Osserva
La prima indicazione che do ai genitori è quella di osservare i comportamenti dei propri figli: quali ci sono da sempre? quali sono subentrati con la malattia? ma soprattutto come rispondi a questi comportamenti?
L’osservazione rende i genitori consapevoli sia di quali siano i comportamenti tipici del disturbo sia di quale sia il loro stile di risposta agli stessi. Per aiutarmi uso metafore animali che esemplificano alcuni stili di risposta genitoriale nei quali le coppie genitoriali possono riconoscersi. Curioso?
Genitori e disturbi alimentari: la linea sottile del supporto
Quali sono gli stili di risposta dannosi nei DCA? Quali quelli concorrenti il disturbo alimentare si mantenga? Quali le modalità genitoriali che alimentano la voce del DCA?
- Criticismo (metafora animale del fox Terrier): criticando, assillando, rischi di portare tuo figlio ad abbattersi e a perdere le risorse che gli servono per affrontare la vita.
- Iperprotezione (metafora animale del canguro). Come fa tuo figlio ad avere fiducia in sè se fai di tutto per proteggerlo, per evitargli ogni fonte di stress? Solo quello che si affronta può essere scoperto essere affrontabile. Come posso scoprire che sono in grado di affrontare le cose e come farlo se non mi si lascia provare?
- Ipercoinvolgimento (metafora animale della medusa): è lo stile di risposta di chi fatica a maneggiare le proprie emozioni. Dolore, ansia e rabbia in questo stile di risposta sono largamente esplicitati dalle figure genitoriali. Tutte queste emozioni negative amplificano i conflitti e concorrono allo sfinimento di tutte le persone coinvolte.
- Conflitto (metafora animale del rinoceronte): si tratta di uno stile di risposta in cui si cerca di convincere l’altro tramite la discussione e lo scontro. Pensaci: tu cambieresti idea se qualcuno ti dicesse di farlo o cercasse di convincerti che è giusto farlo? fosse così la vita sarebbe molto più semplice. Questa modalità magari arriva a convincere il figlio, a persuadere e indurre chi soffre di DCA a qualche forma di obbedienza ma non gli permette di sviluppare la capacità di farcela senza assistenza.
2 Incoraggia con gentilezza
Incoraggiare con gentilezza è fondamentale. Significa alternare momenti in cui si mostra la strada a momenti in cui si cammina a fianco del proprio figlio, o addirittura ci si pone dietro di lui/lei.

3 Sii calmo caloroso e compassionevole
Essere calmi, calorosi e compassionevoli è un ottimo modo di prendersi cura di una persona con DCA. So che ti starai chiedendo come si fa a chiederti di essere calmo in un momento del genere. Prova accettando il dolore per quello che hai perso a causa del disturbo. Accetta, vinci la rabbia, scopri la calma.
Solo così incoraggerai la speranza del cambiamento in tuo figlio.
4 Sii esempio di come ci si prende cura di sé e sii compassionevole nei tuoi confronti
Mi sembra di sentirti: Come faccio a prendermi cura di me con mio figlio malato? Prendersi cura di te può sembrarti impossibile, impensabile … ma è necessario.
Hai presente cosa si dice in volo prima del decollo?
In caso di impatto si raccomanda di mettere la maschera dell’ossigeno prima a se stessi, poi ai figli… se perdi i sensi tu a tuo figlio chi ci pensa?
I genitori di chi soffre di un DCA arrivano a rinunciare a lavoro, interessi o anche solo a momenti di riposo, arrivano a non permettersi mai di non esserci.
Terribile … non permettersi di non esserci induce uno stato di malessere e stress che non facilita nel rispondere al disturbo.
Ritagliarsi momenti per sé può invece mettere i genitori nelle condizioni di essere meno stressati e di rispondere differentemente al disturbo del comportamento alimentare, ai suoi comportamenti tipici.
Occuparsi di sé da a chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare un esempio del fatto che lo si possa fare e che si possa essere compassionevoli verso se stessi.
Ricorda: non possiamo cambiare gli altri ma possiamo cambiare noi stessi!
5 Non aver paura di commettere errori e chiedere scusa
Non colpevolizzarsi per eventuali errori: permetterseli è fondamentale in un percorso genitoriale di confronto con un dca! Può capitare di sbagliare, può succedere che una data risposta “faccia peggiorare” le cose. Quel che conta non è non sbagliare ma farsene qualcosa di eventuali errori, tenerne traccia, farne tesoro.
RIPETI CON ME: sbagliare è parte imprescindibile del fare e dell’apprendere.
6 Esprimi empatia
Sai cos’è l’ascolto empatico? l’ascolto dell’altro senza giudizio, provando a comprenderne sentimenti e aspettative. Si tratta di accettare e capire il punto di vista dell’altro anche senza essere d’accordo con quel punto di vista.
7 Sostieni l’autoefficacia
Per autoefficacia si intende la capacità di una persona di avere fiducia in se stessa, sentire di poter realizzare uno specifico compito o progetto. Autoefficacia significa anche riconoscere la propria autonomia e saperla ben bilanciare.
Cerca di promuovere l’autonomia di tuo figlio, invece che eccedere nell’accudirlo o sostituirti a lui. Ne parlo spesso anche su Instagram: @psicologa.caterinabianconi
Se tutto ti sembra troppo, non aver paura di chiedere aiuto
Se sei arrivato fino a qui hai ben presente cosa non fare se tuo figlio soffre di dca e come muoverti per essergli realmente di aiuto.
Avere un figlio che soffre di un disturbo del comportamento alimentare non è affatto semplice. Capisco ti capiti di non sapere come muoverti, è tutt’altro che intuitivo. È legittimo ci si senta impotenti, disorientati, sopraffatti. È altrettanto legittimo incorrere in risposte non sempre efficaci ai comportamenti problematici. A chi non capiterebbe?
Se tuo figlio soffre di un dca e vuoi aiuto nel dargli aiuto contattami o scopri il percorso per genitori nei dca.
