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Come affrontare la PMA emotivamente?

Se hai letto il titolo e ti aspetti un vademecum di cose da fare, questo non è il posto giusto per te. Ti dico subito che ho scritto questo articolo per darti informazioni accessibili e chiare, e per affrontare il risvolto della PMA di cui si parla troppo poco: quello emotivo. La PMA, procreazione medicalmente assistita, rappresenta una speranza concreta per molte coppie che sognano di diventare genitori che si trovano a dover affrontare sfide e problematiche significative lungo il percorso.

Non è solo un viaggio medico, ma anche un viaggio emotivo, che richiede comprensione, supporto e un approccio olistico: psicologia e infertilità hanno bisogno di dialogo.

Che cos’è la PMA

La procreazione medicalmente assistita (PMA), comunemente detta “fecondazione artificiale” è l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento in tutte quelle coppie per le quali è estremamente difficile o impossibile il concepimento spontaneo.

In PMA si distinguono:

  • metodiche di primo livello: semplici, poco invasive e caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile
  • tecniche di secondo e terzo livello: più complesse e invasive, prevedono la fecondazione avvenga in vitro. 

Come si arriva alla PMA?

Alla PMA si arriva nel momento in cui non si riesce a concepire in modo spontaneo. Spesso questa difficoltà è resa ancor più impattante dall’aspettativa si possa controllare la fecondità e il concepimento sia raggiungibile non appena lo si desideri.

Sono molte le donne e coppie che rimandano la ricerca prole al momento “giusto”, spesso successivo alla propria realizzazione professionale, relazionale e personale.

In una società in cui siamo abituati a calendarizzare tutto potete immaginare quanto impattante sia scontrarsi con qualcosa che non va secondo i piani.

Questa premessa è importante per introdurre l’impatto emotivo dell’infertilità. 

Il fatto che il concepimento non si possa controllare può far sentire sopraffatti, destabilizzare il singolo e la coppia, deflettere il tono dell’umore.

L’impatto emotivo dell’infertilità: e se la gravidanza non arriva?

Cosa succede se, cessate le condizioni che avevano indotto a posticipare la ricerca di una gravidanza, questa gravidanza non arriva?

L’infertilità rappresenta una condizione difficile da elaborare. Molti sono concordi nel ritenere l’infertilità comporti un forte senso di mancanza e incompletezza.

Questi sentimenti hanno sul tono dell’umore ricadute di tipo depressivo, che possono avere carattere episodico (presentarsi solo in concomitanza con l’arrivo del mestruo) o accompagnare l’intero processo di ricerca prole, nella forma di un malessere quotidiano. 

Appurato senso di mancanza e incompletezza abbiano ricadute di tipo depressivo immagino tu ti stia chiedendo cosa significhi in parole povere. Vediamolo insieme:

  • rabbia
  • tristezza
  • senso di inadeguatezza
  • sentimenti di invidia verso coppie con figli
  • senso di abbandono derivante dalla sensazione l’altro non sia emotivamente supportivo

Pensi non si possa piangere la perdita di qualcuno che non è mai nato e nemmeno è stato concepito? Ti sbagli: Vegetti Finzi (1997) sostiene che l’infertilità si definisce come “assenza di figlio, mai come inesistenza”, dal momento che “il grembo materno può essere vuoto, mai la mente. Prima di esistere nel corpo il figlio vive nell’immaginario inconscio da dove nulla potrà espellerlo”. 

BRIVIDI

La coppia infertile vive un’esperienza del tutto simile al lutto, con l’aggravante della mancanza di quel supporto che avrebbe se ci fosse un bambino da piangere.

L’assenza di una perdita reale espone per altro la coppia al rischio la coppia stessa non si renda consapevole del lutto e sia di conseguenza sia incapace di piangere.

Come posso elaborare una perdita se non mi riconosco di averla vissuta? Ecco, ora sapete come si sente una coppia in PMA, non compresa. 

Il ruolo dello psicologo può essere determinante in primo luogo perché la coppia venga accompagnata nel rendersi consapevole del lutto che sta vivendo, così che permettendosi di piangerlo possa anche elaborarlo.

Cosa vuol dire rendersi consapevole del lutto? Vuol dire tradurre in parola quello che si prova e avere uno spazio neutro in cui condividerlo con il partner senza preoccuparsi di poterlo ferire facendolo.

  • Ti è mai capitato di sentirti triste ma di aver paura di appesantire il partner dicendolo?
  • Ti è mai successo di avere remore a dire che non ti senti supportata perché ti aspetti farlo possa innescare nel tuo partner una grande rabbia?

Immagina non solo di poterlo fare ma di essere addirittura chiamato a farlo (è lo psicologo che te lo chiede, sono io che te lo chiedo), di avere un mediatore che rielabori le tue parole così che sia tu sia il partner possiate farne uno spunto invece che un’accusa o un affronto. Ecco, questo accade in terapia

Il primo step abbiamo detto è il riconoscimento e la verbalizzazione di quello che si prova. Segue la disamina di quello di cui si ha bisogno, la formulazione di un piano di azione.

In questo senso il ruolo dello psicologo è quello di ripristinare un senso di padronanza e controllo della situazione. È la coppia a decidere cosa fare, a capire di cosa ha bisogno, sebbene nella situazione in cui si trova tutto sembri al di fuori del proprio controllo. 

Quel che si conosce fa meno paura

Individuare un proprio ruolo, il proprio margine di manovra, come mi piace chiamarlo, nelle cose, le rende più gestibili. 

Quella sopra è un’infarinatura di quello che è il ruolo dello psicologo, il mio ruolo, in PMA:

  • messa a fuoco di cosa provi
  • verbalizzazione ed elaborazione di cosa provi
  • individuazione di un proprio margine di manovra
  • messa a punto di un piano di azione

Per meglio comprendere cosa io faccia in PMA occorre però distinguere le diverse fasi di cui consta il percorso

Interventi psicologici fase per fase

Non tutte le fasi sono uguali e non necessariamente è sempre la stessa quella in cui si chiede supporto psicologico.

Distinguerei queste fasi in PMA:

  • la scoperta dell’infertilità e l’inizio del percorso
  • il trattamento
  • l’attesa del risultato
  • la gestione del risultato

Un primo momento in cui spesso le coppie mi chiedono supporto è la fase iniziale della PMA: vorrebbero avere un figlio, cercando una gravidanza spontaneamente non stanno avendo successo e l’impatto che questa difficoltà sta avendo su di loro li porta a contattarmi.

In questa fase il mio supporto verte soprattutto sull’accompagnamento della coppia nel mettere a fuoco cosa prova, nel fare della terapia uno spazio in cui condividerlo e strutturare come muoversi (ne fa parte ad esempio l’individuazione del centro a cui rivolgersi, dei tempi da darsi, delle domande da porre al ginecologo curante se già presente).

In corso di trattamento compaiono una serie di preoccupazioni che affronto con le donne o coppie che seguo scomponendole: se quello che ci aspetta è il pick-up staremo su pensieri ed emozioni correlate alla raccolta ovocitaria, demandando a un momento successivo quelle che se anticipate fanno sembrare la salita che si ha di fronte ancor più impervia. 

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Un altro momento molto impattante, forse il più impattante di tutti, è l’attesa del risultato

Le settimane che occorrono perché si sappia come è andata, se si è instaurata o meno una gravidanza, sono sempre molto delicate. 

Il mio aiuto in quest’attesa è spesso rivolto a scongiurare l’aspettativa dell’esito negativo: sono molte le coppie che aspettandosi vada male vivono l’attesa come se fosse già andata male. Stare nel presente è determinante per ridimensionare questo sentimento e non lasciare infici un oggi in cui può ancora anche andare bene.

Altrettanto delicato è il momento successivo al risultato: se positivo subentra spesso l’ansia una gravidanza così preziosa non giunga a termine, se negativo apre le porte all’ aspettativa non si riuscirà mai a diventare genitori, con tutte le implicazioni che questa aspettativa può avere.

Importanza del supporto sociale

Dicevamo prima che in PMA non c’è un bambino in carne e ossa da piangere e questo concorre a che il supporto attorno alla coppia venga meno, facendola sentire non compresa.

Creare una rete di supporto è determinante per concorrere a costruire uno spazio e possibilità di comprensione (Sul Registro nazionale PMA, puoi invece trovare la mappa dettagliata dei centri autorizzati in ogni regione italiana).

Sarà fondamentale scegliere cosa dire e a chi e valutare la propria disponibilità ad un percorso specialistico.

Immagina di dover trasportare un oggetto pesante. Da sola potresti trovarlo infattibile, con altre braccia a tuo supporto ben più leggero e sostenibile.

In frangenti come la PMA accade lo stesso. 

Non solo ostacoli: la PMA non è solo fatica

È anche per molte coppie una grandissima opportunità. Non solo quella di diventare genitori ma anche di avvicinarsi come singoli, all’interno della coppia.

La coppia che “sopravvive” alla PMA è una coppia diversa da quella che l’aveva intrapresa: una coppia che ha fatto fronte a una difficoltà condivisa, conosciuto probabilmente il lato più grigio di sè e dell’altro ma saputo ricordare anche in quel frangente quale fosse il più luminoso, quello per cui ci si era scelti.

Ci tengo a dirti che 

Abbiamo ripercorso insieme cosa sia la PMA, a che fatiche e quali opportunità esponga e in cosa consista il supporto psicologico in PMA.

La PMA è sicuramente un percorso difficile, ma possiamo scegliere come percorrerlo. 

Ci tengo a concludere con una citazione del piccolo principe che dedico a tutte le coppie che stanno affrontando o hanno affrontato il fallimento in PMA 

“È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato”.

Se hai bisogno di aiuto per affrontare al meglio la PMA contattami per prenotare un primo colloquio e dai uno sguardo al metodo che ho costruito.

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